EOS-1D X Mark II, Canon cala l’asso

Introduzione

Con precisa cadenza quadriennale, Canon ha rinnovato la sua ammiraglia, presentando la EOS-1D X Mark II.
Destinata prevalentemente a sport e natura, è già stata protagonista dei giochi olimpici di Rio 2016, ed è facile la previsione secondo cui, a breve, farà la sua comparsa tra le mani di molti fotografi impegnati “a bordo campo”.

In occasione del lancio abbiamo intervistato Malcom Rossi e Allegra Lucarelli, rispettivamente Product Manager e Product Specialist Canon, che ci hanno raccontato tutti i segreti della nuova ammiraglia.

In sintesi si può dire che, fronte di minimi aggiustamenti esterni, che lasciano del tutto inalterato il look&feel a cui i professionisti sono ormai abituati, la fotocamera è internamente molto diversa dal modello precedente. Principale responsabile della differenza è il nuovo sensore da 20,2 Mpixel, che porta per la prima volta su un modello Full Frame la tecnologia Dual Pixel CMOS. Questo significa maggiore propensione alla ripresa video (4K 60p/50p 4:2:2 8 bit o Full HD fino a 120 fps) e alla composizione LiveView, ma Canon promette anche una gamma dinamica ampliata e maggiore pulizia dei file in basse luci.

Nuovi e più potenti i due processori d’immagine DIGIC 6+, nuovo l’esposimetro, aggiornato il sistema AF (che era già un punto di rifermento) con nuovi algoritmi di tracking e maggiori capacità di lavoro in luce scarsa e/o con combinazione ottica-moltiplicatore f/8.
In tutto questo, passano quasi inosservati i 2 fps aggiunti alla cadenza di scatto massima (14 fps standard, oppure 16 a specchio sollevato), che pure fanno della EOS-1D X la reflex più veloce mai prodotta.

Il prezzo di listino sfiora i 6500 Euro, il che pone ovviamente la 1D X Mark II fuori dalla portata di molti appassionati. I professionisti che desiderano aggiornare dalla 1D X non saranno felici di scoprire un cartellino superiore di circa 500 Euro rispetto a quello del modello precedente; ciò nonostante, la 1D X Mark II risulta di altri (circa) 500 Euro più economica della diretta concorrente Nikon D5, facendo sempre riferimento ai prezzi di listino.

La fotocamera è stata testata con diversi obiettivi EF-L, tra cui EF 24-70mm f/2.8L, EF 70-200mm f/2.8L, EF 85mm f/1.2L, EF 200-400mm f/4L IS Extender 1,4x. Le misure di risoluzione sono state effettuate con l’EF 100mm f/2.8L Macro.

Dettagli tecnici e prestazioni

 SCHERMO
Sensore CMOS Full Frame (23,9×35,9mm)
Risoluzione 20,2 Mpixel – 5472×3648
Formato file RAW 14 bit, JPEG
Programmi P, Av, Tv, M
Sensibilità (estensione) 100-51.200 ISO (50-409.600 ISO)
Mirino Reflex, copertura 100%, ingrandimento 0,76x, eye-point 20mm.
Display 3,2″ (8 cm) / 1.620.000 punti
Tempi di posa Da 30s a 1/8000 + Posa B
Syncro flash 1/250s
Scatto continuo 14 fps (16 fps LiveView con esposizione e AF sul primo fotogramma)
Esposimetro RGB+IR, 360.000 pixel / 216 zone
Compensazione -5 / +5 EV in passi da 1/3 o1/2 EV
Bracketing -3 / +3 EV in passi da 1/3 o 1/2 EV
Autofocus TTL a rilevazione di fase
N° punti AF 61 punti complessivi, di cui 41 a croce f/5.6 e 5 a doppia croce f/2.8
21 punti a croce f/8
Sensibilità AF Da -3 a +18 EV (100 ISO)
Video 4K (4096×2160): MOV / MJPEG – 60p, 50p, 30p, 25p, 24p
Full-HD: MOV / MPEG4 AVC H.264 o MP4 / MPEG4 AVC H.264
120p, 100p, 60p, 50p, 30p, 25p, 24p.
Possibile estrapolare foto 8,8 MP da video 4K.
Obiettivi compatibili Obiettivi EF (esclusi EF-S ed EF-M)
 I/O
Memory card 1x CompactFlash Type I
1x CFast 2.0
Interfacce USB 3.0 Micro-B, HDMI Type C, Mic-in, Cuffie, Gigabit Ethernet RJ-45, terminale controllo remoto N3, terminale espansione WFT-E8 o WFT-E6
 CORPO MACCHINA
Flash
Batteria LP-E19 /LP-E4N / LP-E4 (1210 scatti standard CIPA)
Dimensioni (LxAxP) 158×167,6×82,6mm
Peso 1340g

Piccolo incremento di risoluzione per la seconda versione della 1D X, ma la vera notizia riguardo il sensore è ovviamente la tecnologia Dual Pixel CMOS, che debutta su una Full Frame con qualche mese di anticipo sulla recentissima 5D Mark IV.
Piccolo incremento anche in termini di gamma ISO, che rispetto al precedente modello vede l’introduzione di un terzo livello di espansione H3 (409.600 ISO equivalenti).

Gli scatti al secondo ora sono 14, vale a dire quanto basta per essere la reflex più veloce sul mercato. Per quanto riguarda la durata della raffica, Canon dichiara un numero illimitato di JPEG e 170 RAW utilizzando schede CFast. I risultati delle nostre prove sono ancora più positivi: da 14 fps esatti a 14,20 fps in funzione del formato scelto; gli scatti JPEG sono effettivamente illimitati, ma sono illimitati anche gli scatti disponibili utilizzando il solo formato RAW, e in entrambi i casi lo svuotamento del buffer è pressoché istantaneo (meno di 2 secondi)! Solo scattando in RAW+JPEG si arriva a saturare il buffer dopo circa 75 scatti (valore medio), ma il suo svuotamento richiede meno di 5 secondi. Di fatto, la fotocamera non si ferma mai – impressionante come, anche a buffer saturo, la cadenza di scatto rimanga pari a circa 8fps…


L’importanza pratica dei 14 fps. Non sempre sono indispensabili, ovviamente, ma in questo caso ci hanno consentito di cogliere l’attimo esatto della schiacciata dalla seconda linea. Persino 8 fps, in questo caso, non sarebbero stati sufficienti.

Il divario con la 1D X è notevole, per merito soprattutto del formato CFAST (vedi nota qui sotto). La diretta concorrente Nikon offre una durata della raffica RAW+JPEG superiore (124 scatti), ma al ritmo di 12 fps; in ogni caso, arrivati a questi livelli il valore numerico ha poca importanza, essendo la raffica di fatto assimilabile a infinita.

NOTA: le prestazioni riportate qui sopra e in tabella finale sono state misurate con una scheda CFast Lexar 3500x. Le prestazioni dipendono sostanzialmente dalla velocità della memory card – a titolo di esempio, con una pur veloce CF Toshiba 1000x (120 MB/s in scrittura) gli scatti consecutivi in formato RAW+JPEG si sono ridotti, a parità di condizioni di prova, a 46, quelli in solo formato RAW a 60, e lo svuotamento del buffer ha richiesto mediamente 15 secondi.  

Non si tratta solo di cadenza di scatto. La reattività della fotocamera è complessivamente eccezionale: da 0,07 a 0,09s il ritardo allo scatto misurato con prefocus, a fronte di un puro shutter lag normalmente pari a 55ms, ma ulteriormente riducibile fino a 36ms eliminando il controllo di stabilità. L’impressione sul campo è che la Canon abbia un margine di vantaggio sulla diretta concorrente Nikon in termini di risposta del sistema AF.


Un altro esempio delle capacità della 1D X Mk II di cogliere l’attimo. I due fotogrammi, consecutivi e catturati a 14 fps, mostrano come, in particolari circostanze, basti un solo fotogramma per cambiare completamente il risultato finale. In questo caso, si tratta di due foto di backstage, catturate con l’ulteriore difficoltà della luce non ottimale (1/500s, f/4, 6400 ISO).

Sistema AF che può sembrare identico al precedente giudicando solo il numero di punti, ma ora i punti attivi fino a f/8 coprono un’area più ampia, l’inseguimento beneficia di nuovi algoritmi e, grazie anche al nuovo esposimetro RGB+IR, la 1D X Mark II promette di essere più efficaci nei soggetti caratterizzati da movimenti bruschi e repentine accelerazioni.

Da segnalare la presenza della funzione anti-flicker e il modulo GPS integrato. Manca invece il Wi-Fi, affidato ai moduli esterni WFT-E8 o WFT-E6.

L’otturatore è garantito per 400.000 cicli, la batteria è accreditata invece di 1210 scatti (standard CIPA); un dato di tutto rispetto, ma pari solo a un terzo (circa) di quanto garantito dalla diretta rivale Nikon D5. Va inoltre precisato che, utilizzando lo schermo posteriore, la durata si riduce ad appena 260 scatti.

Corpo macchina

Come anticipato in apertura, la struttura della 1D X Mark II è rimasta sostanzialmente inalterata rispetto al modello precedente (stesso peso, larghezza e profondità, 4mm extra in altezza per alloggiare il GPS, che è una delle novità di questa seconda versione).
Si tratta del solito, robustissimo corpo macchina con struttura interna in lega di magnesio (compreso il blocco specchio), che offre un livello di impermeabilizzazione e resistenza alla polvere superiore a quello di qualsiasi altro corpo Canon.

La novità apparentemente più importante è data dal display touchscreen, per la prima volta presente su una EOS 1. In realtà, la sua funzione è limitata alla scelta del punto AF in modalità LiveView o durante la ripresa video, mentre non può essere usato per le operazioni più ordinarie come, ad esempio, sfogliare le immagini scattate; per questo, ha un impatto davvero minimo sull’attività fotografica quotidiana.

Per chi aggiorna, la differenza che si apprezzerà maggiormente è probabilmente quella legata all’impugnatura, ora leggermente più sottile. Assicura una presa migliore e più riposante sul lungo periodo, soprattutto per chi ha mani piccole.

1 – Il corpo macchina è rimasto sostanzialmente invariato, ma l’impugnatura leggermente più sottile riduce, soprattutto per chi ha mani piccole, l’affaticamento dovuto all’utilizzo prolungato.
2 – Uno del punti di forza della EOS-1D X Mark II (come del resto della prima versione) è la perfetta duplicazione dei comandi di scatto per l’impugnatura verticale.
3 – Questa sporgenza di pochi millimetri sopra il pentaprisma svela la presenza del modulo GPS integrato.
4 – Canon ha sviluppato una nuova batteria (LP-E19) per prolungare al massimo l’autonomia di scatto. Successo solo parziale: il vantaggio rispetto alla Mark I è minimo (1210 scatti contro 1120), e il divario con la rivale Nikon D5 rimane, sotto questo aspetto, notevolissimo.

1 – Del tutto inalterata la disposizione dei pulsanti superiori rispetto alla Mark I. Mancando sui corpi EOS 1D la ghiera di selezione dei programmi, la cui scelta è demandata al pulsante Mode, lo spazio a sinistra del pentaprisma viene riempito dai pulsanti Mode, Drive-AF e Compensazione FE-Modalità esposimetrica. Premendo contemporaneamente i primi due si attiva la funzione bracketing.
2 – Pressoché perfetta, come sempre, la posizione del pulsante di scatto. Facilmente raggiungibile l’importante pulsante M.Fn, che sulle Full Frame professionali governa l’espansione area AF del sistema autofocus a 61 punti. A destra del pentaprisma, i pulsanti (WB, compensazione esposimetrica e ISO) sono a singola funzione.

1 – Il mirino offre un ingrandimento 0,76x e un eye-point (distanza di accomodamento dell’occhio) di 20mm, ovviamente con copertura del 100% del campo inquadrato. Entrambi dati leggermente superiori a quelli della rivale Nikon D5.
2 – Il nuovo display da 3,2″ e 1.620.000 pixel è touch-screen ma, a differenza di quello della Nikon D5, non può (stranamente) essere usato in fase di revisione – la sua unica funzione è la scelta del punto AF in modalità Live View / video.
3 – Sull’ampio dorso, i pulsanti sono disposti razionalmente, con una netta suddivisione tra funzioni fotografiche (a destra) e di riproduzione/menu (a sinistra). Al pari delle 5Ds, il Quick menu è ora personalizzabile.
4 – Due slot di memoria, CompactFlash e CFast. Già con la CF si raggiungono prestazioni sovrabbondanti per la maggioranza delle applicazioni, ma solo con il formato CFast la 1D X Mark II esprime tutto il suo potenziale.

Ergonomia ed efficacia

Le EOS 1D hanno tradizionalmente sempre mantenuto un layout coerente, e la 1D X Mark II non fa ovviamente eccezione, in particolare rispetto alla 1D X originale. Il look&feel è rimasto lo stesso, il che per inciso è un fatto positivo – l’impressione immediata è di grande robustezza e qualità dei materiali. L’impugnatura più sottile è qualcosa di cui non ci si rende conto, ma chi ha mani piccole troverà la presa più sicura e più riposante sul lungo periodo.

Quello che si apprezza immediatamente, fin dalla prima uscita, è invece la perfetta duplicazione dei comandi per orientamento verticale e orizzontale. Non solo impugnando la reflex in verticale si hanno a disposizione tutti i controlli, ma questi si trovano anche nella stessa, identica posizione rispetto a impugnatura e pulsante di scatto. Persino la ghiera di comando posteriore si raggiunge indifferentemente con orientamento landscape o portrait. Le dita, in sintesi, sanno sempre dove andare, e questo è un bonus che la rivale D5 non offre.

Il mirino, estremamente ampio e confortevole (nella fattispecie, un poco superiore a quello della rivale D5), beneficia dell’ormai consueto LCD che offre informazioni aggiuntive (linee guida, livella, avvisi) e del ritorno dei “punti rossi”: ora i punti AF possono nuovamente essere impostati in modo da essere sempre evidenziati in rosso, non solo durante l’autofocus; un piccolo ma benvenuto dettaglio che facilita lo scatto in notturna.

Per quanto detto a proposito di prestazioni, è superfluo aggiungere qui quanto la fotocamera sia fulminea nelle sue reazioni. Non importa quanto si elevato il ritmo di scatto, o quanto ravvicinati possono essere due scatti consecutivi – la 1D X Mark II non rappresenta mai un limite.

Vale invece la pena sottolineare, a proposito di prestazioni, l’importanza pratica del nuovo sistema di riduzione delle vibrazioni per il movimento dello specchio, che consente di lavorare con cadenze di scatto elevatissime senza penalizzazioni in termini di nitidezza.

Sul campo, abbiamo apprezzato molto anche la possibilità di lavorare fino a f/8 con punti AF laterali (nel caso della Mark I, solo quello centrale era f/8), così da poter ottenere composizioni interessanti anche in presenza di combinazioni teleobiettivi – moltiplicatore, come ad esempio lo snello duo EF 300mm f/4 + Extender 2x.

A proposito di moltiplicatori, abbiamo testato diffusamente la risposta del sistema AF della Mark II anche in presenza di moltiplicatore di focale, utilizzando prevalentemente la coppia EF300mm f/2.8L IS II + Extender 1,4x III, senza riscontrare alcuna apprezzabile differenza prestazionale.

Il consueto, razionale menu di impostazione è, al pari di altre EOS di livello analogo, tra i più efficaci oggi disponibili. Il fatto che sia sensibile al contesto, cioè mostri le impostazioni relative al video solo quando è attiva la modalità video, è però qualcosa che non piace a tutti.


La copertura leggermente superiori dei punti AF rende un poco più agevole lavorare con soggetti decentrati.

Estremamente ampie le possibilità di personalizzazione, con l’assegnazione delle funzioni ai comandi diligentemente raggruppate entro un apposito menu grafico. In totale, sono 44 le funzioni assegnabili a 11 diversi pulsanti/ghiere/controller, anche se non tutte le funzioni possono essere assegnate a qualunque pulsante – Canon impone dei limiti per non rendere la personalizzazione troppo confusa, proponendo per ciascun pulsante un sottoinsieme di funzioni che, personalmente, troviamo più che ragionevole. A proposito di personalizzazione, anche il Quick menu è ora customizzabile, il che rende ancora più immediato ed efficace l’uso della 1D X Mark II sul campo.

Il nuovo esposimetro RGB+IR da 360.000 pixel si è dimostrato perfettamente affidabile in tutte le condizioni di scatto che ci siamo trovati ad affrontare. L’esposizione è sempre sostanzialmente corretta, anche indoor in presenza di luci artificiali e/o forti contrasti (mai abbiamo scelto di correggere, in post-produzione, per più di mezzo stop). Preserva piuttosto bene le alte luci, senza necessità di attivare la dedicata funzione di protezione.

Il bilanciamento automatico del bianco con priorità bianco, come già apprezzato su altre EOS recenti, fa un ottimo lavoro nell’eliminare quella componente calda in presenza di luce artificiale tipica dei vecchi modelli. In sintesi, la 1D X Mark II produce RAW o JPEG che richiedono, normalmente, pochissimo lavoro. Da sottolineare, in proposito, come ora sia possibile applicare l’ottimizzazione DLO (Digital Lens Optimizer) già al JPEG prodotto in-camera.


Immagine originale, compensazione 0 EV.

Ciò non toglie che il RAW sia più “malleabile” rispetto al passato. Il nuovo convertitore A/D integrato nel sensore e le microlenti gapless rendono la fotocamera meno sensibile ai disturbi – questo lascia più informazione utile su cui lavorare quando si desidera, ad esempio, sovraesporre drasticamente aree in ombra. La gamma dinamica è inoltre complessivamente più ampia rispetto alla precedente EOS 1D X, come espliciteremo meglio parlando di qualità d’immagine.


+3 EV aggiunti in post-produzione, Luci -60.


+4 EV aggiunti in post-produzione, Luci -80.


+5 EV aggiunti in post-produzione, Luci -100.

Strana, a nostro avviso, la scelta di limitare tanto le funzioni touch. Premesso che, su corpi macchina di questo tipo, la nostra scelta personale sarebbe in ogni caso quella di disabilitarle in fase di scatto, troviamo che, data la presenza di un display di questo tipo, sarebbe stato più opportuno lasciare la scelta all’utente (come giustamente fatto con la 5D Mark IV).
Strana, inoltre, la scelta degli optional: presente il modulo GPS ma non il più utile, a nostro avviso, Wi-Fi.

Una breve nota sulle memory card CFast, i cui benefici si fanno apprezzare non solo in fase di scatto ma anche in post-produzione, riducendo sostanzialmente il tempo di download e gestione dei file (il data-rate è grossomodo 3x rispetto a una buona CF); un aspetto non trascurabile per una fotocamera destinata presumibilmente a scattare grandi quantità di foto. Il costo al GB, al momento in cui scriviamo, è circa doppio rispetto alle CF, ma ne vale la pena.

Chiudiamo con il comparto video. La 1D X Mark II è capace di registrare, come noto, a risoluzione 4K (4096×2160) fino a 60 fps, MOV o MP4; forse meno noto il particolare della compressione, che è Motion JPEG. Si tratta di uno standard meno efficiente dell’H.264 dal punto di vista della compressione (10 minuti di filmato 50p occupano circa 64 GB), che da un lato consente di estrarre fotogrammi di maggior qualità, ma dall’altro richiede spazio e PC molto potenti per l’elaborazione successiva; inoltre, dato l’elevato bitrate, chi desidera registrare video 4K deve dotarsi di schede CFast.

Da sottolineare anche che in modalità 4K viene utilizzata solo un’area centrale del sensore grossomodo equivalente a quella del vecchio formato Canon APS-H, che introduce un fattore di moltiplicazione pari a circa 1,35x (a risoluzione Full-HD, viceversa, la fotocamera utilizza l’intero sensore con pixel binning).

La scelta del formato di compressione è a nostro avviso coerente con il prodotto, che è (e deve essere ) innanzitutto e soprattutto una fotocamera. Certo è che, grazie alle doti del Dual Pixel CMOS, che consente tra le altre cose di impostare anche durante la ripresa di filmati la Sensibilità di inseguimento, oltre alla velocità di messa a fuoco e alla priorità di inseguimento del volto, la 1D X Mark II avrebbe le qualità per essere anche una splendida videocamera 4K…

Autofocus

Il sistema autofocus della EOS 1-D X Mark II è stato costruito sulle solide basi del modello precedente.I punti AF sono 61 in totale, tutti attivi fino a f/8. Ventuno di questi, disposti nelle 3 colonne centrali, sono a croce fino a f/8; altri 20, distribuiti in 4 colonne laterali, sono a croce in presenza di ottiche f/4 o più luminose; gli ultimi 20 punti, infine, distribuiti in altre 4 colonne (2 delle quali al margine esterno, le altre 2 a ridosso dei punti centrali) sono solo verticali e rilevano pertanto linee orizzontali.

Cinque punti, disposti verticalmente lungo la colonna centrale, sono a doppia croce e ad alta sensibilità f/2.8; in presenza di ottiche f/2.8 o più luminose, offrono cioè maggiore precisione (e la differenza è visibile lavorando a f/1.4 o simili).

Il punto centrale è dichiarato essere utilizzabile fino a -3EV – un passo avanti di uno stop rispetto al modello precedente, ma non sufficiente ad eguagliare il dato di targa della Nikon D4 (-4 EV), anche se sul campo la differenza tra due modelli risulta impercettibile.
Una curiosità: secondo indiscrezioni, la maggior sensibilità del sistema AF sembra sia stata ottenuta grazie a una semplice copertura antiriflesso sul sensore autofocus.

Diverse le possibilità di selezione del/dei punto AF. Le modalità manuali comprendono: punto singolo, punto singolo spot, espansione area AF da 1+4, espansione area AF da 1+8 punti; in questi ultimi due casi, 4 o 8 punti circostanti intervengono a supporto del punto AF guidato dal fotografo.

Le modalità con selezione automatica prevedono invece: zona AF da 9 punti (è possibile selezionare manuale la posizione della zona), zona AF ampia (centro, destra, sinistra), selezione automatica (tutti i 61 punti attivi contemporaneamente).

Inutile sprecare parole sulla modalità singola (One Shot) – è impeccabile, e aggancia con sicurezza pressoché qualsiasi soggetto anche nelle peggiori condizioni possibili (basso contrasto, luce diretta in-camera). Questo, però, vale oggi per tutti i modelli professionali.


Il sistema AF della 1D X Mark II in azione durante un match di pallavolo (espansione area AF).

La vera partita si gioca in modalità continua (Ai Servo), ed è qui che la straordinaria efficacia di questo sistema autofocus viene espressa pienamente. Efficacia che, in buona parte, è dovuta alle possibilità di personalizzazione offerte, che consentono al fotografo di adattare la risposta della fotocamera al soggetto sulla base di tre parametri fondamentali: Sensibilità inseguimento, Accelerazione/decelerazione e Attivazione auto punto AF. La miglior testimonianza della bontà di questo approccio è l’emulazione – recentemente, concorrenti importanti (con la D5, Nikon ha aggiunto un analogo secondo parametro di accelerazione) e aspiranti tali (la Fujifilm X-T2 mostra un impianto molto simile) si sono inequivocabilmente ispirati alla 1D X.

È però opportuno distinguere due casi: quello in cui il fotografo mantiene il controllo sui punti AF selezionati (punto singolo, espansione area AF) e quello in cui si affida alle capacità di inseguimento dei soggetti della funzione iTR. Nel primo caso, la risposta della fotocamera è semplicemente perfetta.

Cinque preset (oltre a un sesto di validità generale), detti Case, dettano le linee guida per l’impostazione ottimale dei parametri di inseguimento in varie circostanze; partendo da queste ottime basi, ogni fotografo può, con un minimo di pratica, adattare la fotocamera alle sue specifiche esigenze di scatto e al suo stile.


Trentesima immagine di una raffica, il comportamento del sistema AF è impeccabile. Foto di Alessandro Tiraboschi.

L’inseguimento del soggetto, viceversa, è rimasto il compito più difficile per le reflex attuali. Non sempre impeccabile, rappresenta comunque, al pari di quello della rivale D5, lo stato dell’arte. Riteniamo i due concorrenti sullo stesso livello, anche se la risposta non è identica. La Nikon D5 manca del terzo dei parametri sopra citati, che determina la propensione della fotocamera a cambiare il punto AF. Il risultato è il modello Nikon tende a rimanere più ancorato ai punti originali, il che è efficace se il soggetto non si muove “troppo”; in questo modo, inoltre, il comportamento della fotocamera risulta di più immediata comprensione. La Canon, dal canto suo, è più flessibile, ma richiede al fotografo una conoscenza più approfondita dei meccanismi sopracitati.

Indubbiamente le capacità di inseguimento della Mark II sono migliorate rispetto al primo modello, e in questa nostra impressione siamo stati confortati anche dal “pro” Alessandro Tiraboschi (vedi Il parere del fotografo) che ha utilizzato a lungo entrambi i modelli, seguendo da vicino lo sviluppo della Mark II a partire da marzo 2016. I benefici maggiori si notano in presenza di soggetti che modificano repentinamente la loro velocità oppure che non seguono una traiettorie costanti.

Qualità d’immagine

L’aspetto che eravamo più ansiosi di verificare, visti anche i non eccellenti risultati della recente EOS 80D, è stata la reale risoluzione garantita da questo sensore. Temevamo, infatti, che la tecnologia Dual Pixel potesse avere ripercussioni in questo senso. Per fortuna, i risultati hanno del tutto fugato questo dubbio.

Provata con un’ottica certamente molto nitida come il 100mm Macro Serie L, la 1D Mark II ha fatto registrare oltre 3000 LW/PH, vale a dire grossomodo il punteggio medio delle attuali Full Frame da 24 Mpixel. Il RAW appare dettagliato e molto ben contrastato – le immagini risultano dunque incise senza necessità di grossi interventi in post-produzione. Prova ne è che il livello di sharpening ottimale in LR da noi registrato (oversharpening dello 0,7%) è piuttosto modesto: Nitidezza = 45, R = 1,4 .


Click per ingrandire.

Il JPEG in-camera, in condizioni standard, viene però sviluppato in modo estremamente (ed eccessivamente) aggressivo. Il livello di oversharpening al centro supera il 30%, che è un valore più da compatta che da reflex professionale. Nonostante ciò, il livello di dettaglio decresce sensibilmente rispetto al RAW. Curioso notare come, nelle nostre condizioni di prova, tra 1D X II e D5, la prima faccia registrare nel caso del RAW punteggi superiori di circa 200 LW/PH, mentre nel caso del JPEG i punteggi siano leggermente inferiori. Canon dovrebbe quindi a nostro avviso rivedere gli algoritmi di conversione in-camera.


In luce naturale come in studio: il particolare qui sopra, è stato estratto da un’immagine scattata a Photokina, con la sola illuminazione dei padiglioni – 1/200s, f/2.8, 3200 ISO. Modella: Troys-Seducement.

Chi desidera il massimo dettaglio dal JPEG può usare il Picture style Dettaglio fine, che rende meglio – per l’appunto – i dettagli minuti, limitando o eliminando completamente gli artefatti causati dall’eccessivo contrasto; il minor contrasto, d’altra parte, rende l’immagine meno accattivante al primo sguardo…

La risposta agli alti ISO è da prima della classe. Il primo, leggerissimo degrado nella qualità d’immagine si nota a partire da 1600 ISO, ma la caduta è lieve e pressoché costante fino a 12.800 ISO compresi, sensibilità alla quale le immagini conservano ancora buona parte del dettaglio originale. Il buon risultato è sostenuto dal fatto che la “grana” che emerge alle sensibilità superiori è molto fine, quindi impatta meno sul dettaglio e tende a passare maggiormente inosservata a ingrandimenti inferiori al 100%. A 25.600 ISO il degrado inizia a essere evidente, quindi gli ultimi due stop di sensibilità nativa sono da usare con prudenza. Vale comunque la pena sottolineare come, di fatto, l’intera gamma ISO nativa (100- 51.200 ISO) sia utilizzabile almeno per la pubblicazione web.


100 ISO


1600 ISO


6400 ISO


25600 ISO

Naturalmente, questa valutazione non può prescindere dal confronto con la rivale naturale Nikon D5, il cui comportamento è sostanzialmente parificabile ma, anche in questo caso, non esattamente equivalente. Nikon può vantare un miglior rapporto segnale/rumore alla sensibilità base (42,4 dB contro 39,4 dB), e si mantiene in vantaggio fino a 6400 ISO compresi (29,3 dB contro 28,1 dB). Alle sensibilità superiori, però, è Canon a prevalere (21,1 dB contro 20,9 dB @ 51.200 ISO); in effetti, il divario è, a nostro avviso, superiore a quanto facciano trasparire i numeri in virtù della già citata minore “granulometria” del rumore della EOS, che lo rende meno invasivo (vedi particolari colorchecker a fondo pagina).

Un’importante differenza tra i due marchi si osserva anche nel trattamento del JPEG. Nel caso di Nikon, il rapporto S/N dei JPEG in-camera aumenta molto, indice di un pesante intervento dei filtri di de-noise. Il JPEG Canon, invece, mantiene un rapporto S/N analogo a quello del RAW – il rumore è più evidente, ma l’immagine appare più incisa.


100 ISO


1600 ISO


6400 ISO


25600 ISO

ESAMINA LA SERIE ISO COMPLETA, DA L (50 ISO) AD H3 (409600 ISO):

In tema di confronti diretti, i risultati risultano speculari quando si prende in considerazione la gamma dinamica. Va innanzitutto detto che, numeri alla mano, la Mark II ha effettivamente un grande margine di vantaggio sul precedente modello pressoché a tutte le sensibilità, con un massimo di oltre 1,5 EV @ 100 ISO. Il margine a 100 ISO è importante anche sulla concorrente Nikon (circa 1 EV di vantaggio, con la EOS che raggiunge quota 13,5). Tale vantaggio però si annulla a circa 3200 ISO, dove entrambe fanno segnare circa 11 EV, poi la Nikon passa in vantaggio e fa registrare un divario massimo poco inferiore a 1 EV a 12.800 ISO; gli scarti tendono infine a svanire a sensibilità superiori.


Canon EOS-1D X Mark II, 51.200 ISO, ingrandimento 25% (click per ingrandire).


Nikon D5, 51.200 ISO, ingrandimento 25% (click per ingrandire).

Allargando un po’ il confronto, si può dire che è possibile, oggi, trovare figure di merito superiori (almeno per aspetti specifici). I sensori Sony di recente generazione, utilizzati tra l’altro anche da Nikon (vedi D750), hanno già mostrato ad esempio tutte le loro qualità. Nessuna fotocamera concorrente, però, riesce oggi a unire questa qualità d’immagine con prestazioni di pari livello.

L’errore medio di esposizione rilevato a 100 ISO è insignificante (+0,13 EV). Dal punto di vista cromatico, infine, i risultati del RAW sono davvero encomiabili. Previo corretto bilanciamento del bianco in post-produzione, l’errore cromatico dC 94 medio si attesta nell’introno di soli due punti, con un massimo di inferiore a 4,5. Per quanto riguarda il JPEG, vale la pena citare l’ottimo lavoro svolto dai Picture style: a fronte di uno Standard che garantisce la classica risposta Canon (saturazione 115%, rossi accesi, errore dC 94 comunque contenuto in ottimi 10,5 punti), il Fedele assicura una risposta quasi identica a quello del RAW ottimizzato (saturazione 105,9%, dC 94 massimo pari a 5,2 punti, errore di esposizione praticamente pari a zero).

Risultati dei test

Le prestazioni, in termini di carenza di scatto (e non solo) sono, semplicemente, le più elevate oggi ottenibili da una reflex. La macchina è estremamente reattiva in ogni circostanza, e il buffer è di dimensioni tali da rendere la 1D X Mark II di fatto inarrestabile. Solo con le schede CFast, però, la fotocamera esprime tutto il suo potenziale.  

A sottolineare l’ottimo rapporto segnale/rumore, Canon ha aggiunto un terzo livello di espansione della gamma ISO (H3, equivalente a 409.600 ISO). In realtà, come sempre accade, le sensibilità in estensione sono poco o per nulla sfruttabili, ma la 1D X Mark II assicura buona qualità fino a 12.800 ISO, e consente in situazioni di emergenza di utilizzare l’intera sua gamma ISO nativa, che arriva a quota 51.200!

Come per la rivale Nikon D5, il livello di dettaglio raggiunto dalle ammiraglie è ormai del tutto analogo a quello garantito dalle reflex 35mm per utilizzo generico, il che consente ai fotografi sportivi di non dover più pagare alcun prezzo qualitativo per godere delle elevate prestazioni di cui necessitano.

Ottima la risposta cromatica dei file ottenuti dai RAW dopo bilanciamento del bianco. La risposta del JPEG, largamente influenzabile dalle impostazioni di sviluppo, può avvicinarsi molto a quella ottimale del RAW scegliendo, semplicemente, il Picture style Fedele.

Il parere del fotografo

Per questa recensione, ci siamo avvalsi della collaborazione e dell’importante contributo di A.T., con cui abbiamo avuto il piacere di scattare qualche foto a partire già dagli esemplari non definitivi della nuova EOS 1D X Mark II. In questa pagina, qualche scatto di A. che dimostra il potenziale di scatto continuo della fotocamera.

 

Conclusioni

La qualità d’immagine garantita dalla EOS-1D X Mark II è ai vertici della sua categoria, e non solo. I circa 20 Mpixel di risoluzione non spiegano fino in fondo l’estrema incisività delle immagini prodotte, a cui si accompagnano una migliorata gamma dinamica (soprattutto a bassi ISO) e un rumore contenuto e molto “fine” ad altissimi ISO; entrambi questi fattori si traducono in una maggiore lavorabilità del RAW.

Quasi superfluo parlare di prestazioni per un modello che vanta la più elevata cadenza di scatto raggiunta da una reflex. Il fatto che, anche in formato RAW, la durata della raffica sia infinita (almeno utilizzando schede CFast) non richiede ulteriori commenti.
Ai vertici anche le prestazioni del sistema autofocus, estremamente efficace grazie anche alle ormai caratteristiche possibilità di personalizzazione. Migliorato, rispetto al modello precedente, l’inseguimento dei soggetti, che rimane tuttavia l’unico aspetto su cui esiste ancora un margine di sviluppo.

In questo quadro estremamente positivo, qualche piccola critica può essere mossa al solo comparto video, che pur nello splendore del 4K risulta penalizzato dalla compressione MJPEG (ideale per l’estrazione di fotogrammi, ma richiede spazio e PC molto performanti per la post-produzione) e dall’assenza di alcune funzioni come zebra e focus peaking. Un peccato soprattutto considerate le notevoli potenzialità della messa a fuoco Live View garantita dal sensore Dual Pixel CMOS.
In definitiva, la EOS-1D X Mark II rimane soprattutto una fotocamera, ma che fotocamera! A nostro avviso, la miglior soluzione oggi disponibile per sport, natura e fotogiornalismo.